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Colonna: «I ragazzi vanno coinvolti»

Nico Colonna, direttore di Smemoranda, il 5 febbraio parteciperà con Telefono Azzurro ai lavori del Safer Internet Day. Ecco la sua testimonianza

DOMANDA. Il tema che Telefono Azzurro ha posto per l’edizione 2018 del SID è: «Un Internet migliore inizia da te!». Che cosa sta facendo lei, rispetto al suo ruolo, per costruire un Internet migliore e davvero a misura di bambino e di adolescente?

RISPOSTA. Smemoranda dialoga da quarant’anni con gli studenti italiani. Da un lato è un oggetto che – al di là della sua utilità pratica nel contesto scolastico – può diventare custode di amicizie, amori, sogni, segreti. Ma Smemoranda allo stesso tempo racconta storie (attraverso i suoi collaboratori, che sulle pagine del diario scrivono e disegnano) e fornisce spunti per scoprire nuove cose, nuovi modi di leggere la realtà. Possibilmente esercitando un pensiero in qualche modo laterale, che fa dell’ironia la prima arma per affrontare il mondo. Abbiamo cercato di trasportare sul web lo stesso approccio: non cercare click o numeri, ma provare a dare spazio a personaggi interessanti, a storie raccontate da punti di vista inaspettati. E alla leggerezza, certo. A quella non vogliamo rinunciare. Ma teniamo sempre presenti quei valori di inclusione, comprensione, intelligenza, dialogo che da sempre ci caratterizzano. Valori che si possono applicare alla comunicazione anche in quest’epoca che si muove a velocità smodata. Funzionano sempre, ne sono certo.

D. Quale può essere il ruolo dei ragazzi, deg adolescenti che stanno crescendo all’interno di un mondo digitale, per partecipare attivamente a questo grande obiettivo?

R. I ragazzi desiderano partecipare al cambiamento, e credo siano assai più consapevoli delle storture della comunicazione digitale contemporanea di quanto molti credano. È vero però che un violento, anche su internet, di solito fa più rumore di dieci ragazzi che non lo sono. Non possiamo pretendere di combattere questa battaglia con lezioni frontali di etica, o peggio ancora di etichetta. Piuttosto, dobbiamo cercare di raccogliere e incanalare nella giusta direzione il desiderio di coinvolgimento dei ragazzi, per fornire a tutti quanti la possibilità di costruirsi da soli personali anticorpi che rendano chiara ed evidente la dannosa inutilità di ogni forma di violenza, fisica e verbale.

D. Il web è un contesto globale. Qual è il ruolo specifico che può giocare l’Italia in questa grande sfida?

R. Se s’intende la possibilità di influenzare il modo in cui internet viene progettato, temo rimarrà un ruolo piuttosto secondario. Le grandi corporation d’oltreoceano continueranno a decidere autonomamente, e inevitabilmente a produrre software e hardware progettati per creare dipendenza e occupare quanto più tempo possibile nella vita di ogni singolo utente, con continue richieste di attenzione. L’Italia però è un Paese che ha sempre avuto grandi energie creative, e credo che presto nuovi fenomeni globali potranno essere originati anche dal nostro paese. Fenomeni positivi che potranno essere portati in giro per il mondo da quegli stessi strumenti, magari sovvertendoli. E chissà che la capacità di “sfuggire al sistema”, che da sempre fa parte (nel bene e nel male) dello stereotipo italiano, non possa tornare utile…