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INTERVISTA A JANICE RICHARDSON

IL DIGITALE NON È UN ALTRO MONDO

Intervista a Janice Richardson, per un decennio presidente di Insafe, oggi Senior Advisor di Telefono Azzurro ed Esperta presso il Consiglio Ue sui temi dei diritti e della tutela di bambini e adolescenti

 

Dottoressa Richardson, sul tema bullismo, il mondo digitale ha cambiato le regole del gioco?
Credo sia un errore pensare che i nostri ragazzi quando vanno online entrino “in un altro mondo”, un mondo che non conosciamo, che non frequentiamo abitualmente come loro, e che quindi non possiamo comprendere. Infatti, il mondo online e mondo off line rispondono alle stesse regole, hanno gli stessi problemi, presentano gli stessi rischi. Agli adulti non servono competenze specialistiche per aiutare i “nativi digitali” e tutelarli dai pericoli che possono incontrare sul web o sui social. Per guidarli in questo nuovo mondo servono le stesse regole che ci rendono loro educatori nel mondo offline. Certo, dobbiamo essere ancora più disposti a metterci al loro fianco, raffinare la nostra capacità di ascolto, in un mondo complesso come quello della Rete.

Qual è il ruolo degli adulti?
Stabilire da subito un dialogo con i propri ragazzi, non attendere – come fanno tanti – che il proprio figlio abbia 13-14 anni e dire: «Ok, ora sei un adolescente, devo cominciare a parlare con te». Deve diventare abitudine da subito parlare della propria giornata, affrontare le zone d’ombra, stare in ascolto.
Poi, essere un esempio nella pratica. Benjamin Franklin diceva: «I bambini sono dei grandi imitatori. Perché non dare loro qualcosa di grande da imitare?». Bambini e adolescenti non ascoltano quello che diciamo, ma fanno quello che facciamo. È la nostra responsabilità di adulti.

Quanto conta un approccio allargato, europeo, ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo?
Purtroppo il bullismo è un fenomeno mondiale, che va al di là non solo dei contesti-Paese, ma dello stesso perimetro europeo. Per questo, prima di guardare alle istituzioni e alle leggi, bisogna portare avanti altri tipi di approccio. Personalmente, non credo che la serenità e sicurezza dei ragazzi stiano in iniziative legislative. Piuttosto, dobbiamo insegnare ai bambini e ragazzi tra gli 8 e i 14 anni ad ascoltare le proprie emozioni, ad affrontare e reagire alle emozioni negative, che sono poi quelle da cui scattano episodi di bullismo e di violenza, perché solo agendo a questo livello possiamo costruire qualcosa di duraturo.