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SOCIAL, IL LATO OSCURO

Nel sottobosco dei Social: Hate speech e Sextortion

Il dilagante fenomeno del cyberbullismo si inserisce pienamente nei cambiamenti dei pensieri e dei comportamenti online dei Millennials. Tra le nuove mode che si stanno diffondendo fra adolescenti nel sottobosco dei social, l’attenzione internazionale e nazionale si concentra in particolare sul fenomeno dell’hate speech.

Si definisce hate speech o discriminazione online ogni discorso online che incita alla violenza o ad azioni mirate ad aumentare il pregiudizio contro persone o gruppi sulla base di caratteristiche quali razza, genere, età o disabilità. Si sta inoltre diffondendo anche in Italia il fenomeno della smerding revolution: in questo caso la vittima è una persona tendenzialmente scelta tra estranei, che vede diffuse proprie foto e contatti personali e si trova sommersa di attacchi verbali e messaggi online violenti. Recenti ricerche inglesi mostrano come un terzo dei teenager d’Oltremanica tra i 12 e i 15 anni sia già stato vittima di hate speech, incontrando online comportamenti sessisti, razzisti o discriminatori. Il crescente numero di ore che i ragazzi passano online, complici smartphones e tablet, va infatti di pari passo al crescente aumento dei teenagers che dichiarano di aver incontrato episodi, post, gruppi sui social dedicati all’hate speech.

La ricerca evidenzia come il 34% dei 12-15enni riporti di aver visto contenuti discriminatori online diretti «a un particolare target di persone, basato per esempio sul genere, sul credo religioso, su disabilità, sessualità o identità di genere». Lo stesso trend si rileva anche per i bambini più piccoli: gli intervistati tra gli 8 e i 10 anni affermano di aver trovato online nell’ultimo anno contenuti «preoccupanti o malevoli». Anche a motivo dell’aumento esponenziale della presenza sui social da parte di bambini sempre più piccoli, le helplines internazionali che da sempre si occupano di protezione di bambini e adolescenti online, come NSPCC, ritengono il fenomeno in preoccupante espansione.

Un altro fenomeno ancora poco conosciuto è quello del sextortion, che è stato definito dai ricercatori Wolak e Finkelhor (2016) come «la minaccia di condividere con terzi immagini sessuali della vittima, sequest’ultima non acconsente a fare ciò che le viene chiesto». Le due caratteristiche costanti sono l’esistenza di relazione di fiducia tra vittima e abusante e il conseguente ricatto. Tutto ciò può accadere:
– nel contesto di vita “reale”, al finire di una relazione amorosa o sessuale tra due persone, per forzare una riconciliazione;
– nelle relazioni online: la vittima si fida dell’interlocutore e acconsente all’invio di immagini o video a sfondo sessuale; successivamente, riceve minacce di diffusione di tali contenuti;
– tramite: social network, app di dating, piattaforme di gioco online, conversazione telefonica, e-mail, altri siti web;
– sia agli adulti che ai minorenni;
– alle femmine, ma anche ai maschi;
– in concomitanza con lo stalking e gli abusi psicologici, fisici e sessuali.

Cosa viene chiesto alle vittime in cambio della non diffusione di foto e video personali? Generalmente, lo scopo è quello di ottenere altre immagini a sfondo sessuale, un ricongiungimento a seguito della rottura di un rapporto, un incontro di persona, oppure sesso online e ancora, denaro.
Infine, ricordiamo anche il fenomeno del Revenge porn, per il quale foto o video sessuali vengono diffuse a terzi con il proposito di vendicarsi per la chiusura di una storia e/o per un tradimento.
Di frequente vengono diffusi pubblicamente anche nome e cognome, indirizzo e contatti della vittima. Le conseguenze di questi abusi sono molto gravi: 1 persona su 4 ha chiesto aiuto a un professionista della salute mentale. Tuttavia, una buona percentuale di chi subisce tale tipo di abuso rimane in silenzio, rinchiudendosi nell’imbarazzo, nella vergogna e nei sensi di colpa.